
Dig Out Your Soul è il settimo album in studio degli Oasis, uscito a 14 anni di distanza dal primo album, Definitely Maybe, che li lanciò nella scena brit degli anni 90. Ad ascoltare i due album, gli estremi della carriera, si fa fatica a pensare che siano lo stesso gruppo, ma è una considerazione fin troppo scontata che non vale per band come gli Oasis che di fatto, della lineup di Definitely Maybe, mantengono solo l’asse dei fratelli Gallagher.
La sonorità di Dig Out Your Soul è ancor più marcata di quella di Don’t Believe The Truth, l’album precedente (escludendo la raccolta Stop The Clocks), che già bastava per sottolineare un ritorno a strumenti e sonorità anteriori agli Oasis, e qui mi riferisco alla musica anni 70 con ampi riferimenti ai Beatles.
L’entrata, e successiva uscita, di Zac Starkey alla batteria ha determinato un peso maggiore alla batteria che inizia a sentirsi, sia per l’indiscussa abilità di Zac (figlio di Ringo Star dei Beatles e attuale batterista degli Who) sia per il tipo di musica che la esalta.
Certo, non manca il solito cembalo di Liam, tastiera, la seconda voce di Noel; insomma, i caratteri Oasis rimangono, quello che è cambiato è il groove, è letteralmente cambiato, non è stato perso o ricreato da zero, si è evoluto nel corso degli album grazie anche a Gem Archer (chitarra), autore in questo album di To be where there’s life, e Andy Bell (basso), che ha scritto The nature or reality. Il singolo anticipatore, The shock of the lightning, è probabilmente il brano più aggressivo dell’album, il quale si presta più all’esecuzione live che alla conquista della vetta delle classifiche di vendita, ed è caratterizzato da una buona dose di psichedelia, quasi in stile Who, una leggera psichedelia che, in varie forme, rientra anche in altri brani e tutto sommato sta bene nell’album visto nel suo complesso.
Paragoni e definizioni si sprecano: c’è chi dice che quest’album riporta gli Oasis alle radici della loro carriera (Definitely Maybe appunto, ma a mio giudizio è eccessivo come paragone), e chi dice che quest’album è ciò che fu Revolver per i Beatles o Beggars Banquet per i Rolling Stones.
In definitiva quest’album si lascia ascoltare, ma verrà apprezzato maggiormente ad un terzo o quarto ascolto, infatti lo si può ascoltare sotto diverse chiavi di lettura, dall’evoluzione da Don’t believe the truth, al cambiamento di sound dovuto alle modifiche di lineup (l’album è stato registrato interamente con Zac, che a fine maggio ha lasciato il gruppo), fino anche all’analisi delle influenze di mostri sacri della storia del rock e di gruppi che hanno fatto la storia dai Doors (in Waiting for the rapture), agli Who, ai Pink Floyd (in Bag it up), a, ovviamente, i Beatles (High Horse Lady).
Tracklist:
- Bag It Up
- The Turning
- Waiting For The Rapture
- The Shock Of The Lightning
- I’m Outta Time
- (Get Off Your) High Horse Lady
- Falling Down
- To Be Where There’s Life
- Ain’t Got Nothin’
- The Nature of Reality
- Soldier On